La polvere del Messico

“Chi ha respirato la polvere delle strade del Messico, non troverà più pace in nessun altro paese al mondo”. Malcolm Lowry

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Migliaia di chilometri attraverso il Messico. Impressioni, foto e appunti riordinati del viaggio, anno 2006. In compagnia di ottimi compagni: la comandantesa Marta, il sub comandante insurgentes Mauro, Tiziana e Marco, Carla e Paola, Clò e Franco, Simona e Elisa. Il mitico Axel da Veracruz alla guida.

martedì

Appunti riordinati di viaggio



¡México es grande y grande es su destino!

Due settimane alla scoperta del Messico. Isabella e Nicola con i compagni di Viaggi e avventure nel mondo. Impressioni e foto scandite dal passare dei giorni. In una terra fantastica. Dalla capitale più popolosa del mondo, attraverso il Chiapas, allo stato di Quintana Roo.
Un Paese
dove convivono da sempre contrapposizioni, religione e misticismo. Splendido caleidoscopio sotto il sole soffocante.
Molti siti archeologici devono ancora essere portati alla luce o ristrutturati: i primi archeologi, specie stranieri, non hanno avuto di meglio da fare che farsi largo tra le foreste a colpi di dinamite.
Messico è anche terra di conquista per le merci Usa. Ad esempio nel Chiapas. In molte zone povere di questo stato, nei villaggi più sperduti, dove manca quasi tutto, arriva la Coca Cola. Unico segno del progresso: le grosse scritte bianco-rosse e i frigoriferi dove venderla. Tanto da entrare anche nelle chiese spagnole e maya, con la stessa forza, sugli altari dei santi "importati".
Il calcio è presente ovunque, spot dei mondiali di calcio in Alemagna sono ovunque. E una leggenda vuole che al capitano della squadra che vinceva al gioco della pelota, prozio del moderno calcio, venisse tagliata la testa. Un sacrificio per gli dei. Per questo motivo, raccontano da queste parti, il Messico non ha mai vinto un Mondiale: ci tengono troppo alla propria cabeza. Ed ovunque impazza la campagna elettorale per le presidenziali del 2 luglio prossimo. Metodi di propaganda più utilizzati sono i murales lungo le strade, su edifici o muri pericolanti con i simboli dei partiti pitturati (stessa tecnica per la pubblicità di bevande e birre). Qui i faccioni dei candidati in formato 6x3 non esistono. Beati loro.
In tutto il Messico non abbiamo visto un negozio di dischi. La musica si vende per strada, nelle numerosissime bancarelle abusive. Senza il timbro Siae.


PS: Ho preso in prestito il titolo di questo blog da un libro (bellissimo) di Pino Cacucci. Il viaggio è iniziato lì.